Riassunto

Una decisione negli Stati Uniti riaccende il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme digitali per la dipendenza da social media tra i giovani. Ma in Italia cosa si potrebbe prospettare davvero? Un’analisi tecnica e giuridica sul ruolo degli algoritmi, sul nodo del nesso causale e sull’importanza della consulenza forense nei contenziosi che coinvolgono salute mentale, minori e piattaforme digitali.

Social media e dipendenza: la decisione USA che può cambiare tutto. E in Italia?

di Domenico Moretta – Criminalista, Esperto in Digital Forensics e Diritto Digitale


Una giuria di Los Angeles ha recentemente ritenuto Meta Platforms e Google responsabili per i danni legati alla dipendenza da social media in una giovane utente.

Il caso – che ha portato a un risarcimento milionario – segna un passaggio cruciale:
non si discute più soltanto dei contenuti pubblicati online, ma del funzionamento stesso delle piattaforme.

Il punto centrale è chiaro:
gli algoritmi di raccomandazione possono incidere sul comportamento umano?
E se sì, fino a che punto ciò può tradursi in responsabilità giuridica?

Il cuore del problema: non i contenuti, ma gli algoritmi

Le piattaforme digitali non sono ambienti neutri.
Sono progettate per massimizzare il tempo di permanenza dell’utente attraverso:

  • sistemi di raccomandazione personalizzata;
  • notifiche continue;
  • meccanismi di scorrimento infinito.

Questo modello – tecnicamente definito engagement-driven design – può determinare fenomeni di utilizzo compulsivo, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.

La decisione americana si inserisce proprio in questa prospettiva:
la responsabilità non è (solo) nel contenuto, ma nella struttura del sistema.

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E in Italia? Il quadro è diverso, ma il tema è aperto

Nel nostro ordinamento, una responsabilità analoga non è immediata.

Un’eventuale azione dovrebbe confrontarsi con alcuni elementi fondamentali:

1. Responsabilità civile (art. 2043 c.c.)

Sarebbe necessario dimostrare:

  • un comportamento illecito (es. progettazione dannosa del sistema);
  • un danno concreto (es. compromissione della salute);
  • il nesso causale tra utilizzo della piattaforma e danno.

👉 Ed è proprio il nesso causale il punto più critico.

2. Il ruolo del diritto europeo

Con l’entrata in vigore del Digital Services Act, le grandi piattaforme sono oggi soggette a obblighi specifici:

  • valutazione dei rischi sistemici;
  • tutela rafforzata dei minori;
  • maggiore trasparenza sugli algoritmi.

In prospettiva, eventuali responsabilità potrebbero emergere proprio dalla violazione di questi obblighi.

3. Il problema probatorio

Dimostrare che una piattaforma abbia causato uno stato depressivo è estremamente complesso.

Occorre infatti:

  • ricostruire in modo analitico l’utilizzo del dispositivo;
  • analizzare i contenuti proposti dagli algoritmi;
  • correlare questi elementi con lo stato psicologico del soggetto.

Si tratta di un terreno altamente tecnico, dove il dato digitale diventa centrale.

Il ruolo del consulente tecnico: decisivo

In scenari di questo tipo, il contributo tecnico è determinante.

Un consulente esperto in digital forensics può:

  • acquisire in modo forense i dati da smartphone e account;
  • ricostruire la cronologia di utilizzo delle piattaforme;
  • analizzare i contenuti ricevuti e le dinamiche algoritmiche;
  • supportare la valutazione del nesso causale insieme agli specialisti clinici;
  • verificare il rispetto degli obblighi previsti dal Digital Services Act.

In altri termini, la prova non è più solo documentale:
diventa ricostruzione tecnica di un comportamento digitale nel tempo.

Conclusione

La decisione americana non è automaticamente replicabile in Italia.
Tuttavia, apre una questione destinata a crescere:

la responsabilità delle piattaforme non può più essere valutata solo sui contenuti, ma anche sul modo in cui questi vengono selezionati e proposti.

Per il diritto – e per la criminalistica forense – questo significa affrontare una nuova sfida:
analizzare non solo ciò che è visibile, ma ciò che agisce “dietro le quinte”.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.