Chat Control (CSAR), spiegato bene: cosa significa per le nostre chat e perché se ne parla tanto

In 60 secondi

L’Unione Europea sta discutendo una norma (CSAR) per combattere l’abuso sessuale sui minori online. L’idea è chiedere ai servizi digitali di segnalare automaticamente contenuti sospetti. Il dibattito nasce qui: come farlo senza trasformare le chat private in controlli di massa e senza indebolire la cifratura end-to-end (E2EE) che oggi protegge tutti.


Per i termini tecnici vedi il Glossario Prove Digitali.

Di cosa stiamo parlando, senza tecnicismi

  • Obiettivo: fermare la diffusione di materiale pedopornografico (CSAM) e l’adescamento dei minori.

  • Come: alcuni servizi (chat, social, email) potrebbero essere obbligati a rilevare e segnalare contenuti sospetti alle autorità.

  • Il nodo: se una chat è cifrata E2EE, per “guardare” il contenuto si può solo prima che venga cifrato, cioè sul tuo telefono (client-side scanning).

  • Perché si discute: tutti vogliamo proteggere i minori; ma nessuno vuole che le proprie conversazioni private diventino scansionate in automatico o che la cifratura venga indebolita.

Cosa potrebbe cambiare per te (in pratica)

  • Nessun cambio visibile nell’app, ma dietro le quinte un software potrebbe controllare foto, video o messaggi prima dell’invio: se trova una “somiglianza” con materiale vietato o con frasi di adescamento, segnala.

  • Segnalato non vuol dire colpevole: una foto può essere “flagged” per errore (es. un algoritmo scambia una foto innocua per altro). Serve verifica umana.

  • Impatto sulla sicurezza generale: se mettiamo “sensori” dentro i telefoni, creiamo una nuova porta che malware o attori ostili potrebbero provare a sfruttare.

Cosa non è CSAR (per evitare equivoci)

  • Non è leggere “a vista” tutte le chat sui server: con l’E2EE il server non vede i contenuti.

  • Non è dire che chi è contro vuole “meno protezione dei minori”: la discussione è come proteggere i minori senza distruggere privacy e sicurezza di tutti.

I rischi spiegati con esempi

  • Falsi positivi: un algoritmo scambia una foto di mare con un’immagine simile presente in un database; parte una segnalazione. In famiglia può diventare un incubo da chiarire.

  • Falsi negativi: i criminali modificano leggermente le immagini o usano frasi in codice e l’algoritmo non se ne accorge.

  • Superficie d’attacco: se il telefono deve “scansionare”, un malware potrebbe imitare o forzare quel meccanismo.

  • Giustizia: una segnalazione automatica non è prova piena. In tribunale servono log tecnici, catena di custodia e ripetibilità del risultato.

Un equilibrio è possibile: 4 paletti chiari

  1. No a controlli di massa: eventuali ordini di rilevazione siano mirati, temporanei, autorizzati da un giudice.

  2. Cifratura intoccabile: l’E2EE è una cintura di sicurezza per tutti (bambini, famiglie, imprese, PA, giornalisti).

  3. Trasparenza tecnica: servono metriche pubbliche (precision/recall, FPR/FNR), versioni dei modelli, soglie, audit indipendenti.

  4. Presidio forense: ogni segnalazione va tracciata con hash, log, timestamp, così da poter essere verificata e, se del caso, contestata correttamente.

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Cosa possono fare oggi genitori e cittadini (utile subito)

  • Disattiva l’auto-salvataggio dei media nelle gallerie condivise.

  • Controlli parentali: attivali su iOS/Android e sul router di casa; crea profili separati per i minori.

  • Chat scolastiche/familiari: stabilite regole semplici (niente inoltri sensibili, niente condivisione geolocalizzazione, orari).

  • Segnala subito contenuti sospetti alle piattaforme (tasto “segnala”) e, nei casi gravi, alle Forze dell’Ordine.

  • Salva le prove bene: non manipolare i file; conserva originali, data/ora, eventuali link. (Vedi Glossario: hash, flagged).

  • Parlane in chiaro: spiegare ai ragazzi che “una volta online, è per sempre” è più efficace di mille blocchi.

Il mio punto di vista professionale

Come criminalista specializzato in digital forensics, ritengo che protezione dei minori e privacy/sicurezza non siano alternative. Si può fare bene se:

  • gli strumenti sono mirati e controllati dal giudice;

  • la cifratura non viene indebolita;

  • la tecnologia è misurabile e auditabile;

  • le prove digitali sono gestite con metodo forense, non con automatismi opachi.

In altre parole: più intelligenza investigativa, meno scansioni indiscriminate.

FAQ veloci

Il mio telefono verrebbe “spiato”?
No nel senso comune del termine; ma per rilevare contenuti in una chat cifrata si dovrebbe analizzare sul tuo dispositivo prima dell’invio. Qui stanno rischi e dubbi.

Ma allora niente controlli?
Controlli , quando servono e sui bersagli giusti, con autorizzazione e trasparenza tecnica.

Cosa succede se vengo segnalato per errore?
La segnalazione deve essere verificata. In sede tecnica chiediamo log, hash, versioni modello e parametri: è il modo corretto per chiarire.

Call-to-action

Se il tuo profilo è stato bloccato o cancellato, contattami: attiviamo immediatamente la preservazione forense, l’istanza DSA/P2B e predisponiamo il dossier tecnico per la tutela contrattuale e risarcitoria.

Nota finale per i lettori

Se lavori in uno studio legale, in un’azienda o sei un genitore e hai dubbi concreti su casi specifici, puoi contattarmi: valuteremo come preservare le prove e come agire nel rispetto delle regole e della riservatezza.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.