Riassunto
L’age verification rappresenta una delle sfide più delicate del diritto digitale europeo. Tra tutela dei minori, privacy, Digital Services Act e libera circolazione dei servizi online, il dibattito coinvolge piattaforme, Stati membri e diritti fondamentali degli utenti.
Age Verification, tutela dei minori e libertà digitali: i nuovi confini tra protezione, privacy e servizi digitali in Europa
Dott. Domenico Moretta
Criminalista forense – Digital & Audio Forensics Expert
Studioso di diritto delle nuove tecnologie e prova digitale
L’accesso dei minori ai contenuti pornografici online rappresenta oggi uno dei temi più delicati e controversi del diritto digitale contemporaneo. La crescente diffusione di piattaforme di condivisione di contenuti per adulti, l’abbassamento dell’età media di esposizione al materiale pornografico e l’assenza di efficaci strumenti di controllo hanno progressivamente spinto gli ordinamenti europei verso modelli normativi più incisivi, fondati sull’introduzione di sistemi di verifica dell’età (“age verification”).
In questo scenario si collocano le recenti misure adottate in Italia con il cosiddetto “Decreto Caivano”, che hanno attribuito all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il compito di definire procedure tecniche finalizzate a impedire l’accesso dei minori ai siti pornografici.
La questione, tuttavia, non riguarda esclusivamente la tutela dell’infanzia o il contrasto ai rischi derivanti dall’esposizione precoce a contenuti sessualmente espliciti. Il tema investe infatti principi fondamentali dell’ordinamento europeo e costituzionale, imponendo un difficile bilanciamento tra:
- protezione dei minori;
- libertà economiche e libera circolazione dei servizi digitali;
- tutela della privacy;
- minimizzazione dei dati personali;
- anonimato online;
- sovranità normativa degli Stati membri.
Le recenti pronunce della giurisprudenza amministrativa italiana hanno evidenziato con particolare chiarezza questa tensione, offrendo spunti di riflessione destinati ad assumere crescente rilevanza nell’evoluzione futura del diritto europeo dei servizi digitali.
La protezione dei minori nell’ecosistema digitale
La tutela del minore costituisce uno degli interessi di più elevato rilievo costituzionale e sovranazionale.
Nel sistema italiano, tale protezione trova fondamento:
- nell’articolo 2 della Costituzione, relativo ai diritti inviolabili della persona;
- nell’articolo 30, concernente il diritto-dovere dei genitori di educare e istruire i figli;
- nell’articolo 31, che impone alla Repubblica di proteggere l’infanzia e la gioventù;
- nell’articolo 32, relativo alla tutela della salute anche sotto il profilo psicologico e relazionale.
La dimensione digitale ha inevitabilmente ampliato il significato stesso di tali principi. L’educazione del minore non riguarda più soltanto la realtà fisica e sociale tradizionale, ma anche la capacità di muoversi consapevolmente all’interno di un ecosistema virtuale caratterizzato da:
- accesso immediato a contenuti estremi;
- dinamiche algoritmiche invasive;
- meccanismi di dipendenza digitale;
- esposizione precoce a modelli sessuali distorti;
- assenza di effettivi filtri di protezione.
Non a caso, anche il quadro sovranazionale attribuisce crescente centralità alla tutela dei minori online.
Tra le principali fonti rilevano:
- la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo;
- la Convenzione europea dei diritti dell’uomo;
- il Regolamento UE 2022/2065 (Digital Services Act);
- il GDPR;
- le Linee Guida europee in materia di protezione dei minori nei servizi digitali.
L’orientamento europeo appare ormai chiaro: le piattaforme digitali non possono più limitarsi a un ruolo meramente passivo rispetto ai rischi cui risultano esposti gli utenti minorenni.
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Il Digital Services Act e la nuova responsabilità delle piattaforme
Con il Digital Services Act (DSA), l’Unione Europea ha avviato una profonda trasformazione della governance dei servizi digitali.
L’articolo 28 del Regolamento UE 2022/2065 impone alle piattaforme accessibili ai minori di adottare misure adeguate e proporzionate per garantire un elevato livello di protezione della loro sicurezza, riservatezza e salute psicofisica.
Parallelamente, l’articolo 35 introduce specifici obblighi di mitigazione dei rischi sistemici per le piattaforme di maggiori dimensioni.
È proprio all’interno di tale quadro normativo che si inseriscono le procedure di age verification.
Il problema, tuttavia, è che il legislatore europeo — almeno allo stato attuale — non ha ancora definito un modello uniforme e tecnicamente condiviso di verifica dell’età.
Gli Stati membri si trovano pertanto in una situazione complessa:
- da un lato devono garantire un elevato livello di tutela dei minori;
- dall’altro devono evitare interventi nazionali incompatibili con i principi europei di libera circolazione dei servizi digitali.
Il Decreto Caivano e l’age verification in Italia
Nel contesto italiano, il Decreto-legge n. 123/2023, convertito nella Legge n. 159/2023 (cosiddetto “Decreto Caivano”), ha introdotto specifiche disposizioni dedicate alla sicurezza dei minori in ambiente digitale.
In particolare, l’articolo 13-bis prevede l’obbligo per i gestori di siti pornografici accessibili dall’Italia di adottare sistemi idonei alla verifica della maggiore età degli utenti.
Le modalità tecniche di implementazione sono state demandate all’AGCom, previo coinvolgimento del Garante per la protezione dei dati personali.
L’obiettivo perseguito dal legislatore nazionale è evidente:
- impedire ai minori l’accesso ai contenuti pornografici;
- rafforzare la responsabilità delle piattaforme;
- costruire un sistema di tutela preventiva.
Tuttavia, l’introduzione di tali obblighi ha immediatamente sollevato importanti criticità giuridiche.
Il conflitto con il principio europeo di libera circolazione dei servizi
Uno dei punti centrali della questione riguarda il rapporto tra la normativa italiana e la Direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico.
L’articolo 3 della direttiva sancisce il principio dello “Stato d’origine”, secondo cui i fornitori di servizi digitali sono soggetti principalmente alla disciplina dello Stato membro in cui risultano stabiliti.
Conseguentemente:
- gli altri Stati membri non possono introdurre restrizioni generalizzate alla libera prestazione dei servizi digitali;
- eventuali deroghe risultano ammesse soltanto in presenza di rigorosi requisiti sostanziali e procedurali.
Tra tali requisiti rientrano:
- la necessità della misura per ragioni di ordine pubblico, sicurezza o tutela dei minori;
- la proporzionalità dell’intervento;
- la riferibilità a specifici soggetti;
- la preventiva interlocuzione con lo Stato d’origine;
- la notifica alla Commissione europea.
Ed è proprio sotto il profilo procedurale che emergono le principali criticità del modello italiano.
Secondo la giurisprudenza amministrativa, infatti, l’obiettivo di tutela dei minori risulta certamente legittimo e conforme ai principi europei; ciò che non può essere sacrificato è il rispetto delle garanzie procedurali previste dal diritto dell’Unione.
In altri termini:
la protezione dei minori non autorizza automaticamente gli Stati membri ad aggirare le regole europee sulla libera circolazione dei servizi digitali.
Privacy, anonimato e rischio di identificazione digitale
Il vero nodo critico della questione riguarda però il rapporto tra age verification e protezione dei dati personali.
Qualunque sistema di verifica dell’età comporta inevitabilmente il trattamento di informazioni personali.
Ed è qui che emergono interrogativi estremamente delicati:
- è possibile verificare l’età senza identificare direttamente l’utente?
- fino a che punto può essere sacrificato l’anonimato online?
- quali dati devono essere realmente raccolti?
- chi conserva tali informazioni?
- quali rischi di profilazione o data breach possono derivarne?
Il GDPR impone il rispetto dei principi di:
- minimizzazione;
- proporzionalità;
- limitazione delle finalità;
- privacy by design.
Tuttavia, la tutela del minore costituisce anch’essa un interesse primario.
Ne deriva un inevitabile giudizio di bilanciamento tra diritti fondamentali concorrenti:
- protezione dell’infanzia;
- libertà individuali;
- riservatezza;
- sicurezza digitale.
In prospettiva futura, il rischio concreto è quello di una progressiva trasformazione dell’ecosistema Internet:
da spazio sostanzialmente anonimo a ambiente sempre più fondato su meccanismi di identificazione preventiva dell’utente.
Il futuro dell’age verification in Europa
L’impressione è che il dibattito europeo sia soltanto all’inizio.
L’assenza di un modello comune di age verification sta infatti spingendo i singoli Stati membri ad adottare soluzioni autonome e temporanee, con il rischio di:
- frammentazione normativa;
- conflitti giurisdizionali;
- incompatibilità tecniche;
- compressione non uniforme dei diritti fondamentali.
È probabile che il futuro sviluppo della materia passi attraverso:
- sistemi privacy-preserving;
- token anonimi;
- meccanismi di attestazione dell’età senza identificazione completa;
- wallet digitali europei collegati al progetto eIDAS 2.0;
- tecnologie di “attribute verification” basate sulla sola conferma della maggiore età.
In questo scenario, il vero obiettivo non sarà semplicemente “identificare” l’utente, ma verificare determinati attributi personali senza eccedere nella raccolta dei dati.
Considerazioni conclusive
Il tema dell’age verification rappresenta oggi uno dei terreni più complessi del diritto digitale europeo.
La tutela dei minori online costituisce certamente un obiettivo imprescindibile e pienamente legittimo, soprattutto alla luce dei rischi psicologici, educativi e relazionali derivanti dall’accesso incontrollato a contenuti pornografici.
Al tempo stesso, però, il perseguimento di tale finalità non può tradursi nella creazione di sistemi sproporzionati di identificazione generalizzata degli utenti o nell’aggiramento dei principi europei sulla libera prestazione dei servizi digitali.
La vera sfida dei prossimi anni sarà dunque quella di costruire modelli tecnologici e normativi capaci di conciliare:
- protezione dei minori;
- tutela della privacy;
- anonimato;
- sicurezza digitale;
- libertà economiche;
- armonizzazione europea.
In assenza di un equilibrio credibile tra questi interessi, il rischio è quello di trasformare strumenti nati per la protezione dell’infanzia in meccanismi di controllo strutturale dell’identità digitale degli utenti.
Ed è probabilmente proprio su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del futuro rapporto tra cittadini, piattaforme e diritti fondamentali nell’ecosistema digitale europeo.
✒️ Nota sull’autore
Domenico Moretta, laureato in Diritto della Società Digitale, è criminalista forense e consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un costante percorso di approfondimento nelle discipline giuridiche e nelle tecnologie applicate alla prova digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it promuove una cultura integrata tra scienze forensi, innovazione tecnologica e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.
*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.