Riassunto

Il dato digitale è oggi al centro del sistema giuridico: non solo documento elettronico, ma fonte probatoria, oggetto di analisi forense e possibile base di decisioni algoritmiche. L’articolo analizza il passaggio dalla digitalizzazione documentale alla prova algoritmica, evidenziando criticità, garanzie e nuove sfide per il diritto.

Dal documento elettronico alla prova algoritmica: evoluzione e sfide del diritto nell’era dei dati

Dott. Domenico Moretta
Criminalista forense – Digital & Audio Forensics Expert
Studioso di diritto delle nuove tecnologie e prova digitale


Introduzione

La trasformazione digitale ha modificato profondamente il modo in cui le società contemporanee producono, conservano e utilizzano le informazioni. Se per secoli il diritto ha costruito le proprie categorie attorno al documento cartaceo, alla testimonianza e alla materialità delle prove, oggi l’oggetto centrale dell’attività giuridica è sempre più rappresentato dal dato digitale.

Ogni attività umana lascia ormai tracce informatiche: comunicazioni istantanee, accessi a servizi online, geolocalizzazioni, registrazioni audiovisive, interazioni sui social network, transazioni elettroniche e dati generati da dispositivi connessi. In questo contesto il diritto è chiamato ad affrontare una duplice sfida. Da un lato deve disciplinare la produzione, la circolazione e la conservazione dei dati; dall’altro deve garantire che tali dati possano essere utilizzati come fonti di prova affidabili all’interno dei procedimenti giudiziari.

L’evoluzione tecnologica ha inoltre introdotto un ulteriore elemento di complessità: la crescente diffusione di sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale capaci di influenzare processi decisionali pubblici e privati. Ne deriva la necessità di ripensare il rapporto tra informatica giuridica e informatica forense all’interno di una prospettiva unitaria, nella quale il dato digitale rappresenta il punto di incontro tra norma, prova e decisione.

L’obiettivo del presente contributo è analizzare tale evoluzione, evidenziando il ruolo assunto dal dato digitale nel sistema giuridico contemporaneo e le implicazioni derivanti dall’utilizzo di strumenti algoritmici nell’accertamento dei fatti e nella formazione del convincimento giudiziale.

L’informatica giuridica: dalla gestione documentale alla governance del dato

Tradizionalmente l’informatica giuridica è stata definita come la disciplina che studia l’applicazione delle tecnologie informatiche al diritto e ai processi giuridici.

Nelle sue prime manifestazioni essa si è concentrata prevalentemente sulla gestione elettronica della documentazione normativa e giurisprudenziale. Le prime banche dati legislative e i sistemi di ricerca documentale hanno rappresentato il principale terreno di sviluppo della disciplina, consentendo una più efficiente organizzazione delle fonti del diritto.

Con l’avvento della società dell’informazione e della pubblica amministrazione digitale, il campo di indagine si è progressivamente ampliato. L’attenzione si è spostata dalla semplice digitalizzazione dei documenti alla regolamentazione dei processi digitali, coinvolgendo temi quali l’identità digitale, la firma elettronica, la conservazione dei documenti informatici, l’interoperabilità tra sistemi informativi e la protezione dei dati personali.

In tale prospettiva il dato assume una centralità crescente. Non è più soltanto il contenuto di un documento, ma diviene l’elemento fondamentale attorno al quale si costruiscono relazioni giuridiche, obblighi amministrativi e diritti fondamentali.

La progressiva affermazione di principi quali il digital first, l’interoperabilità e la dematerializzazione documentale ha trasformato il dato digitale nel principale veicolo attraverso cui si manifesta l’attività giuridicamente rilevante.

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L’informatica forense come disciplina della prova digitale

Se l’informatica giuridica studia il dato quale oggetto di regolazione normativa, l’informatica forense si occupa della sua trasformazione in elemento probatorio.

La digital forensics può essere definita come l’insieme delle metodologie scientifiche finalizzate all’identificazione, acquisizione, conservazione, analisi e presentazione di evidenze digitali in modo tecnicamente affidabile e giuridicamente utilizzabile.

La peculiarità della prova digitale consiste nel fatto che essa non coincide con il supporto che la contiene. Mentre un documento cartaceo presenta una dimensione materiale immediatamente percepibile, il dato informatico è caratterizzato da estrema volatilità, duplicabilità e modificabilità.

Per tale ragione la validità probatoria del dato non dipende esclusivamente dal suo contenuto, ma anche dalle modalità attraverso cui esso viene acquisito e conservato.

La metodologia forense assume quindi un ruolo centrale. Operazioni quali la copia forense, il calcolo delle impronte hash, la documentazione delle attività svolte e il mantenimento della catena di custodia costituiscono strumenti essenziali per garantire integrità, autenticità e verificabilità della prova.

In questo senso l’informatica forense rappresenta il ponte che consente al dato di transitare dalla dimensione tecnologica a quella processuale.

L’algoritmo come nuovo attore del sistema probatorio

Parallelamente alla crescita della digitalizzazione, si assiste a una sempre maggiore diffusione di strumenti algoritmici impiegati per supportare attività decisionali.

Gli algoritmi vengono utilizzati per classificare informazioni, individuare correlazioni, effettuare analisi predittive e supportare processi investigativi.

In alcuni contesti essi sono già impiegati per attività di analisi documentale automatizzata, riconoscimento facciale, elaborazione linguistica e identificazione di comportamenti anomali.

Tali strumenti offrono indubbi vantaggi in termini di rapidità ed efficienza, ma introducono anche nuove criticità.

La complessità dei modelli utilizzati può infatti rendere difficile comprendere il percorso logico che conduce a un determinato risultato. Si pone così il problema della cosiddetta opacità algoritmica, ovvero della difficoltà di verificare e contestare decisioni fondate su elaborazioni non immediatamente intelligibili.

In ambito probatorio tale aspetto assume particolare rilevanza. Se un algoritmo contribuisce alla selezione, interpretazione o classificazione delle informazioni utilizzate in giudizio, diventa necessario garantire che il suo funzionamento possa essere sottoposto a verifica critica dalle parti e dall’autorità giudiziaria.

La trasparenza algoritmica si configura pertanto come una nuova garanzia processuale.

Il contributo dell’AI Act europeo

L’Unione Europea ha affrontato tali problematiche attraverso l’adozione dell’AI Act, primo quadro normativo organico dedicato ai sistemi di intelligenza artificiale.

Il regolamento introduce un approccio basato sul rischio, distinguendo tra sistemi vietati, sistemi ad alto rischio e sistemi soggetti a specifici obblighi di trasparenza.

Particolare interesse rivestono le disposizioni relative ai sistemi utilizzati in contesti che incidono sui diritti fondamentali delle persone.

L’obiettivo perseguito dal legislatore europeo consiste nel garantire che l’innovazione tecnologica rimanga compatibile con i principi dello Stato di diritto, evitando che processi decisionali automatizzati possano compromettere le garanzie fondamentali di trasparenza, responsabilità e controllo umano.

Sebbene il regolamento non disciplini direttamente la prova digitale, le sue disposizioni esercitano un’influenza indiretta ma significativa anche sull’attività investigativa e processuale.

La possibilità di comprendere, verificare e contestare il funzionamento degli strumenti algoritmici utilizzati nella raccolta e nell’analisi delle informazioni rappresenta infatti un requisito essenziale per preservare il diritto di difesa e il principio del contraddittorio.

Verso una teoria giuridica del dato digitale

L’evoluzione tecnologica suggerisce l’esigenza di superare la tradizionale separazione tra informatica giuridica e informatica forense.

Entrambe le discipline si occupano infatti del medesimo oggetto: il dato digitale.

La prima ne studia la dimensione normativa e regolatoria; la seconda ne analizza la dimensione probatoria e metodologica.

In una società fondata sulla produzione continua di informazioni, il dato diviene il nuovo punto di convergenza tra diritto, tecnologia e processo.

Da questa prospettiva emerge la necessità di sviluppare una vera e propria teoria giuridica del dato digitale, capace di affrontarne unitariamente le problematiche relative alla produzione, conservazione, circolazione, acquisizione e valutazione.

Tale approccio appare sempre più indispensabile in un contesto nel quale la distinzione tra mondo fisico e mondo digitale tende progressivamente a dissolversi.

Conclusioni

Il percorso che conduce dal documento elettronico alla prova algoritmica rappresenta una delle trasformazioni più profonde che abbiano interessato il diritto negli ultimi decenni.

La centralità assunta dal dato digitale impone un ripensamento delle categorie tradizionali dell’accertamento giuridico e della prova, richiedendo l’integrazione di competenze normative, tecnologiche e forensi.

Informatica giuridica e informatica forense non devono essere considerate discipline autonome e separate, ma componenti complementari di un medesimo ecosistema conoscitivo.

La sfida futura non sarà soltanto quella di regolare le tecnologie emergenti, bensì di garantire che ogni dato utilizzato per assumere decisioni giuridicamente rilevanti rimanga comprensibile, verificabile e contestabile.

Solo attraverso tale equilibrio sarà possibile preservare i principi fondamentali del giusto processo e dello Stato di diritto nell’era della trasformazione digitale.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta, laureato in Diritto della Società Digitale, è criminalista forense e consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un costante percorso di approfondimento nelle discipline giuridiche e nelle tecnologie applicate alla prova digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it promuove una cultura integrata tra scienze forensi, innovazione tecnologica e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.