Riassunto

L’esposizione dei minori sui social non è più solo una questione familiare: tra sharenting, child influencer, algoritmi e monetizzazione, emergono nuovi rischi giuridici e forensi legati all’identità digitale dei bambini.

Figli, social e algoritmi: il minore sta diventando un asset digitale?

Dott. Domenico Moretta
Criminalista forense – Digital & Audio Forensics Expert
Studioso di diritto delle nuove tecnologie e prova digitale


Negli ultimi anni si è assistito ad una crescente presenza di minori all’interno di contenuti pubblicati su piattaforme social come TikTok, Instagram e YouTube.

Non si tratta più soltanto di fotografie familiari condivise occasionalmente o di video privati destinati ad una cerchia ristretta. Sempre più spesso i bambini e gli adolescenti diventano parte integrante di contenuti:

  • divulgativi;
  • promozionali;
  • commerciali;
  • motivazionali;
  • educativi;
  • pubblicitari.

In molti casi il minore rappresenta ormai un elemento stabile della strategia comunicativa del creator, del professionista o del nucleo familiare che produce contenuti online.

È un fenomeno che merita una riflessione seria, soprattutto perché il dibattito pubblico tende ancora a concentrarsi quasi esclusivamente sugli aspetti emotivi o pedagogici, trascurando invece le implicazioni:

  • giuridiche;
  • tecnologiche;
  • criminologiche;
  • forensi;
  • algoritmiche.

La questione centrale, infatti, non è tanto se sia legittimo mostrare un figlio sui social, quanto comprendere fino a che punto l’identità digitale del minore possa essere costruita, esposta, profilata e monetizzata da altri prima ancora che il minore stesso sviluppi una reale consapevolezza digitale.

Quando il minore diventa contenuto

Le piattaforme social contemporanee si basano su modelli algoritmici che premiano:

  • autenticità percepita;
  • coinvolgimento emotivo;
  • spontaneità;
  • dinamiche familiari;
  • contenuti relazionali.

In questo contesto il minore rappresenta un elemento ad altissimo valore algoritmico.

Video che mostrano:

  • momenti di vita quotidiana;
  • interazioni genitore-figlio;
  • reazioni spontanee;
  • scene domestiche;
  • situazioni educative o ironiche

tendono a generare:

  • maggiore retention;
  • più commenti;
  • aumento delle condivisioni;
  • incremento del tempo di permanenza sulla piattaforma;
  • migliore conversione pubblicitaria.

Dal punto di vista tecnico il bambino diventa quindi un potente acceleratore di engagement.

Ed è proprio qui che emerge il primo problema: il confine tra normale condivisione familiare e utilizzo sistematico dell’immagine del minore come leva di crescita digitale diventa estremamente sottile.

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Sharenting: la costruzione dell’identità digitale del minore

Il fenomeno è ormai noto anche sotto il termine di “sharenting”, ossia la condivisione massiva online di immagini, video e informazioni riguardanti i figli da parte dei genitori.

Il punto critico è che il minore:

  • non comprende la permanenza del dato digitale;
  • non percepisce il rischio reputazionale futuro;
  • non può valutare gli effetti della profilazione algoritmica;
  • non ha reale consapevolezza della diffusione potenzialmente illimitata del contenuto.

Una fotografia o un reel pubblicato oggi può:

  • essere copiato;
  • scaricato;
  • archiviato;
  • manipolato;
  • riutilizzato;
  • decontestualizzato;
  • riemergere anni dopo.

In altre parole, il minore rischia di arrivare all’adolescenza o all’età adulta con una identità digitale già costruita da terzi.

E tale identità potrebbe comprendere:

  • dati biometrici;
  • immagini del volto;
  • campioni vocali;
  • abitudini comportamentali;
  • informazioni sanitarie implicite;
  • contesti familiari;
  • geolocalizzazioni indirette;
  • dati emotivi e relazionali.

I profili giuridici: un terreno ancora incerto

Sul piano normativo esistono già diversi strumenti di tutela:

  • GDPR;
  • norme sul diritto all’immagine;
  • responsabilità genitoriale;
  • tutela rafforzata del minore;
  • European Union Digital Services Act;
  • normativa consumeristica e pubblicitaria.

Tuttavia, sul piano pratico, permane un evidente vuoto regolatorio rispetto al fenomeno dei cosiddetti “child influencer” o “family creator”.

Restano infatti aperte numerose questioni:

  • quando l’esposizione del minore assume natura commerciale?
  • il consenso dei genitori è sempre sufficiente?
  • esistono limiti quantitativi ragionevoli?
  • come devono essere gestiti eventuali introiti economici?
  • quale tutela avrà il minore una volta adulto?

In alcuni ordinamenti europei il dibattito è già avanzato e si stanno sviluppando forme di regolamentazione specifica relative allo sfruttamento commerciale dell’immagine dei minori online.

In Italia, invece, il fenomeno appare ancora affrontato in modo frammentario.

Il punto di vista forense: un tema destinato a crescere

Dal punto di vista della digital forensics, il tema presenta profili estremamente interessanti e destinati verosimilmente ad aumentare nei prossimi anni.

I contenuti social che coinvolgono minori possono infatti diventare oggetto di:

  • procedimenti civili;
  • separazioni conflittuali;
  • controversie familiari;
  • ipotesi di diffamazione;
  • cyberbullismo;
  • utilizzi illeciti dell’immagine;
  • adescamento online;
  • sostituzione di persona;
  • manipolazioni tramite IA.

In tale contesto assumeranno crescente importanza attività quali:

  • acquisizione forense dei contenuti social;
  • conservazione dei metadata;
  • verifica dell’autenticità;
  • ricostruzione cronologica delle pubblicazioni;
  • identificazione degli account;
  • tracciamento della diffusione;
  • analisi delle monetizzazioni;
  • acquisizione di stories e contenuti effimeri;
  • verifica di alterazioni o deepfake.

Anche la voce del minore — sempre più frequentemente presente in reel e video — potrebbe in futuro assumere rilevanza probatoria o essere oggetto di abuso mediante tecniche di voice cloning.

In molti casi, invece, il fascicolo processuale contiene solo:

  • screenshot ritagliati;
  • PDF privi di metadata;
  • copie non autenticate;
  • stampe prive di verificabilità tecnica.

Questo genera evidenti criticità probatorie.

Nel mondo digitale, infatti, il significato comunicativo nasce spesso dalla combinazione di testo, contesto, timing e interazione sociale.

Algoritmi, monetizzazione e nuove vulnerabilità

Uno degli aspetti meno discussi riguarda il fatto che molte piattaforme tendano a trasformare automaticamente l’interazione sociale in dato economicamente valorizzabile.

Ogni:

  • visualizzazione;
  • like;
  • commento;
  • condivisione;
  • permanenza sul contenuto

alimenta sistemi di profilazione e ottimizzazione pubblicitaria.

Quando il protagonista del contenuto è un minore, il rischio è che quest’ultimo diventi inconsapevolmente parte di un ecosistema di monetizzazione permanente.

Il problema, dunque, non è soltanto “apparire online”, ma diventare progressivamente:

  • elemento narrativo;
  • fattore di engagement;
  • leva pubblicitaria;
  • asset reputazionale del creator o del brand familiare.

Una riflessione necessaria

È importante evitare approcci semplicistici o moralistici.

La presenza di minori online non è di per sé illecita né necessariamente dannosa. Molti contenuti familiari nascono in modo genuino e spontaneo.

Tuttavia, la crescente esposizione sistematica dei minori sui social impone oggi una riflessione più matura e interdisciplinare.

Per la prima volta nella storia, infatti, intere generazioni rischiano di crescere con una identità digitale:

  • già definita;
  • permanentemente archiviata;
  • algoritmicamente profilata;
  • potenzialmente monetizzata;
  • costruita da altri prima ancora di poter scegliere autonomamente.

Ed è proprio questo, probabilmente, il vero nodo della questione.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta, laureato in Diritto della Società Digitale, è criminalista forense e consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un costante percorso di approfondimento nelle discipline giuridiche e nelle tecnologie applicate alla prova digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it promuove una cultura integrata tra scienze forensi, innovazione tecnologica e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.