Riassunto

La delega comunitaria approvata dalla Camera impone il recepimento dei principi della sentenza C-548/21 sull’accesso ai dati digitali. Una direzione europea che rafforza le garanzie, ma che nel contesto italiano rischia di ampliare la stratificazione normativa in materia di digital forensics.

📌 Accesso a chat e smartphone: più controllo del giudice, ma il sistema rischia di complicarsi ancora

di Domenico Moretta – Criminalista, Esperto in Digital Forensics


La recente approvazione alla Camera della legge di delegazione comunitaria – che impegna il Governo a recepire i principi della sentenza C-548/21 della Corte di Giustizia UE – riporta al centro un tema decisivo: le condizioni per cui le autorità possono accedere ai dati contenuti in smartphone, sistemi informatici e chat private.

🔎 Cosa ha stabilito la sentenza C-548/21

La Corte di Giustizia ha affermato che l’accesso ai dati conservati in dispositivi digitali costituisce un’ingerenza particolarmente grave nella vita privata, poiché consente un vero e proprio “profilo digitale” dell’individuo.
Per questo, tale accesso:

  • deve essere preventivamente autorizzato da un giudice o da un’autorità amministrativa indipendente;

  • può avvenire senza autorizzazione solo in casi eccezionali di urgenza, debitamente motivati, o per reati particolarmente gravi;

  • richiede che gli Stati definiscano criteri chiari, proporzionati e prevedibili su quali dati possono essere acquisiti, per quali finalità e con quali limiti;

  • impone che la persona interessata venga informata dell’accesso non appena ciò non pregiudichi le indagini.

In sostanza, la Corte sollecita gli Stati membri a sostituire prassi elastiche con garanzie formali e sostanziali, introducendo un controllo rigoroso e strutturato sugli accessi ai dati digitali.

🔍 Un contesto italiano in continua stratificazione

La delega approvata si inserisce in un contesto già complesso, dove da tempo è in discussione anche una riforma interna sulle procedure di sequestro dei device elettronici e sulla successiva estrazione dei dati.

Come spesso accade nel nostro ordinamento, l’obiettivo europeo viene recepito in un quadro già attraversato da:

  • norme in sovrapposizione,

  • prassi operative non uniformi,

  • interpretazioni giurisprudenziali oscillanti.

Un fenomeno tutto italiano che porta a una stratificazione normativa che, pur animata da intenti di tutela, rischia di compromettere la certezza del diritto.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime tendenze e tecnologie nel campo della digital forensics ?

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi informazioni esclusive, aggiornamenti sui nostri servizi e contenuti utili per il tuo lavoro.

Non perdere l’opportunità di essere sempre al passo con le ultime novità nel settore. Iscriviti ora e non perdere neanche una notizia!

La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.

Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.

Utilizziamo Sendinblue come nostra piattaforma di marketing. Cliccando qui sotto per inviare questo modulo, sei consapevole e accetti che le informazioni che hai fornito verranno trasferite a Sendinblue per il trattamento conformemente alle loro condizioni d'uso

🔎 Le implicazioni pratiche nella digital forensics

Per chi opera nella pratica – investigatori, periti, avvocati e CTU/CTP – l’incertezza normativa non è un problema teorico.
Si traduce in variabili concrete:

  • maggiore imprevedibilità nella legittimità di acquisizioni e copie forensi;

  • rischio elevato di contestazioni sulla proporzionalità o sulla genuinità delle estrazioni;

  • difficoltà nel definire standard tecnici uniformi per la catena di custodia e la metodologia di acquisizione;

  • tempi più lunghi e margini più stretti nella fase preliminare delle indagini.

In una materia dove metodo, tracciabilità e rigore tecnico sono essenziali, la chiarezza normativa non è un dettaglio: è ciò che consente alla prova digitale di essere effettivamente affidabile.

🔚 Conclusione

L’obiettivo europeo – garantire investigazioni efficaci senza sacrificare la tutela dei diritti fondamentali – è condivisibile.
La sfida è evitare che il recepimento si traduca nell’ennesima duplicazione di norme e criteri, generando nuove aree grigie.

Serve una disciplina organica, coerente e stabile, capace di supportare davvero chi opera sul campo e di offrire un equilibrio concreto tra esigenze investigative e garanzie individuali.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.