Identità digitale abusiva e responsabilità delle piattaforme

di Domenico Moretta – Criminalista, Esperto in Digital Forensics e Diritto Digitale


Dalla rimozione del contenuto al controllo preventivo del rischio

Negli ultimi anni, il tema della protezione dei dati personali si è progressivamente spostato da una dimensione formale a una sostanziale. Non si tratta più soltanto di stabilire chi possa trattare un dato, ma soprattutto di comprendere come tale dato possa essere utilizzato all’interno di ecosistemi digitali complessi e, talvolta, vulnerabili.

In questo contesto si inserisce un fenomeno sempre più diffuso nella prassi operativa: l’utilizzo illecito di dati identificativi reali – numeri di telefono, denominazioni commerciali, recapiti – per la creazione di strutture digitali fraudolente, spesso replicate in modo seriale.

⚖️ Il superamento del modello passivo dell’intermediario

Il recente orientamento del Garante per la protezione dei dati personali (provv. n. 169/2026) segna un punto di svolta significativo.

La logica tradizionale, fondata su un modello di piattaforma “neutrale”, viene definitivamente superata. Non è più sufficiente predisporre:

  • condizioni d’uso
  • meccanismi di segnalazione
  • interventi di rimozione ex post

Il titolare del trattamento è oggi chiamato a un ruolo diverso:

prevenire l’abuso, non limitarsi a gestirne le conseguenze.

In termini normativi, ciò rappresenta una diretta applicazione dei principi di accountability e di protezione dei dati fin dalla progettazione previsti dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati.

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📌 Il dato “neutro” che diventa sensibile

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la qualificazione del dato personale.

Un numero di telefono o un riferimento commerciale, di per sé, non rientra nelle categorie particolari di dati. Tuttavia:

  • se inserito in un contesto fraudolento
  • se associato a contenuti ingannevoli
  • se utilizzato per generare contatti indesiderati

👉 assume una connotazione completamente diversa.

Il dato diventa, di fatto:

  • lesivo della reputazione
  • strumentale alla truffa
  • idoneo a incidere sulla sfera personale e professionale dell’interessato

Si tratta di una “sensibilità derivata”, che impone un livello di tutela più elevato.

🔬 Il fenomeno: un pattern operativo ricorrente

Nella prassi si osserva con crescente frequenza una dinamica strutturata, che può essere sintetizzata in uno schema operativo ricorrente:

  1. creazione di un sito web o piattaforma apparentemente legittima
  2. inserimento di dati reali riferibili a soggetti terzi ignari
  3. attivazione di interazioni commerciali (ordini, richieste, pagamenti)
  4. contatto diretto delle vittime con il soggetto i cui dati sono stati utilizzati
  5. segnalazione e rimozione del contenuto
  6. riattivazione del sistema su nuovi domini o infrastrutture

👉 Il dato centrale non è il singolo episodio, ma la replicabilità dell’abuso.

🚨 Il fallimento del modello “notice & take down”

Questo tipo di fenomeno evidenzia un limite strutturale dei sistemi attualmente diffusi:

il modello basato su segnalazione e rimozione è inefficace nei contesti di abuso seriale.

Infatti:

  • la rimozione interviene dopo il danno
  • non impedisce la reiterazione
  • non incide sull’infrastruttura che rende possibile l’abuso

👉 In altri termini, si interviene sull’effetto, non sulla causa.

⚖️ La responsabilità si sposta sul piano sistemico

Alla luce di tali dinamiche, emerge una considerazione centrale:

quando un sistema consente la reiterazione sistematica dell’abuso, il problema non è più riconducibile al singolo utente, ma alla struttura che lo rende possibile.

Questo comporta un cambiamento rilevante:

  • da responsabilità individuale
  • a responsabilità infrastrutturale

Le piattaforme e i provider devono quindi interrogarsi su:

  • modalità di creazione degli account
  • verifiche sull’identità degli utenti
  • coerenza tra dati inseriti e soggetto che li utilizza
  • sistemi di rilevazione di comportamenti anomali

🧠 Tecnologia e responsabilità: un nuovo equilibrio

Il principio che emerge è chiaro:

maggiore è la capacità di diffusione di una piattaforma, maggiore è il dovere di controllo.

Non si tratta di introdurre forme di sorveglianza invasiva, ma di progettare sistemi:

  • proporzionati al rischio
  • tecnicamente adeguati
  • idonei a intercettare anomalie evidenti

👉 È il passaggio dalla libertà tecnologica alla responsabilità tecnologica.

🔍 Il ruolo della digital forensics

In questo scenario, l’attività del consulente assume un rilievo crescente.

L’approccio forense consente di:

  • cristallizzare le evidenze digitali (pagine web, domini, contenuti)
  • ricostruire la cronologia degli eventi
  • individuare pattern di replicazione
  • analizzare infrastrutture tecniche (hosting, domini, correlazioni)

Ma soprattutto, permette di:

dimostrare che l’abuso non è episodico, bensì strutturale.

🛡️ Profili di tutela per imprese e professionisti

Per i soggetti colpiti da tali fenomeni, è fondamentale adottare una strategia multilivello:

Interventi immediati

  • segnalazione ai provider
  • diffida formale
  • raccolta e conservazione delle prove

Interventi strutturali

  • monitoraggio della presenza online
  • protezione dell’identità digitale
  • tracciamento di utilizzi anomali dei propri dati

L’evoluzione del quadro normativo e giurisprudenziale conduce a una conclusione netta:

la piattaforma digitale non è più un mero contenitore di contenuti, ma un soggetto che contribuisce a determinare il rischio.

E, proprio per questo:

è chiamata a governarlo.

Il passaggio da una logica reattiva a una preventiva rappresenta la vera sfida dei prossimi anni. Una sfida che coinvolge non solo il diritto, ma anche la progettazione stessa dei sistemi digitali.

Se la Sua attività o i Suoi dati personali sono stati utilizzati indebitamente online, è fondamentale intervenire in modo tempestivo e strutturato.

Un’analisi tecnico-forense consente di individuare le modalità dell’abuso, cristallizzare le evidenze digitali e supportare eventuali azioni legali con elementi probatori solidi e verificabili.

È possibile richiedere una prima valutazione del caso per definire le modalità di intervento più idonee, in relazione alle specifiche caratteristiche della vicenda.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.