Riassunto

Le registrazioni audio sono spesso considerate prove decisive, ma la loro interpretazione è complessa e soggetta a errori. Questo articolo spiega, con approccio forense, come si analizza un file audio, quali sono i limiti tecnici del segnale e perché fenomeni come la pareidolia uditiva possono portare a interpretazioni fuorvianti. Un approfondimento su formanti, marcatori consonantici e valore probatorio della prova audio.

Quando l’audio inganna: analisi forense, limiti tecnici e bias cognitivi nell’interpretazione delle registrazioni

di Domenico Moretta – Criminalista, Esperto in Digital Forensics e Diritto Digitale


Introduzione

Nel contesto delle indagini penali e delle consulenze tecniche, le registrazioni audio rappresentano sempre più spesso una fonte di prova rilevante. Tuttavia, la loro interpretazione è tutt’altro che banale.

Non di rado, infatti, un frammento audio apparentemente “chiaro” all’ascolto si rivela, a un’analisi tecnica approfondita, ambiguo, incompleto o addirittura non interpretabile.

Questo contributo prende spunto da un caso reale – opportunamente anonimizzato – per illustrare:

  • come si svolge un’analisi audio forense;
  • quali sono i limiti tecnici del segnale;
  • il ruolo dei bias cognitivi, in particolare la pareidolia uditiva;
  • cosa sono formanti, marcatori consonantici e strutture fonetiche;
  • perché non sempre è possibile trascrivere una parola, anche quando “sembra evidente”.

Il punto di partenza: un frammento ambiguo

Il caso analizzato riguardava un breve frammento audio, caratterizzato da:

  • basso rapporto segnale/rumore (SNR);
  • presenza di disturbi ambientali;
  • compressione tipica di sistemi di messaggistica.

All’ascolto, alcuni soggetti riferivano di percepire parole specifiche. Tuttavia, già una prima analisi evidenziava un problema cruciale:

ciò che “si sente” non coincide necessariamente con ciò che è tecnicamente dimostrabile.

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Come si concretizza l’analisi audio forense

L’analisi si sviluppa, metodologicamente, in più fasi:

1. Esame del file originario

Il file viene analizzato nella sua forma originale, senza alcuna alterazione, per valutare:

  • qualità del segnale;
  • presenza di voce;
  • eventuali criticità tecniche.

2. Miglioramento dell’intelligibilità

Si procede, se necessario, alla creazione di una copia di lavoro, trattata con software professionali, con interventi non distruttivi finalizzati a:

  • riduzione del rumore;
  • isolamento della componente vocale;
  • miglioramento della leggibilità.

⚠️ Importante: il file trattato non sostituisce mai l’originale, ma ne costituisce solo un supporto analitico.

3. Analisi spettrografica e fonetica

Il segnale viene analizzato con strumenti specifici, osservando:

  • spettrogramma;
  • formanti;
  • frequenza fondamentale (pitch);
  • cicli glottici (pulses).

Formanti e struttura vocalica: cosa possiamo davvero vedere

Le formanti sono bande di frequenza che caratterizzano le vocali e rappresentano la struttura armonica della voce.

In un segnale vocale chiaro, le formanti:

  • sono continue;
  • seguono traiettorie regolari;
  • permettono di distinguere vocali diverse.

Nel caso analizzato, anche dopo miglioramento:

  • le formanti risultavano parzialmente visibili;
  • emergevano componenti vocaliche;
  • ma mancava una struttura sufficientemente definita per ricostruire parole.

👉 Questo consente di affermare:
✔ presenza di voce
❌ assenza di identificabilità linguistica completa

Il nodo centrale: i marcatori consonantici

Se le vocali danno “corpo” al suono, sono le consonanti a rendere distinguibili le parole.

Alcuni esempi fondamentali:

  • Burst consonantici (P, T, K)
    Brevi esplosioni acustiche, visibili come picchi improvvisi nello spettrogramma.
  • Fricative (S, F, SH)
    Rumori ad alta frequenza, diffusi e riconoscibili.
  • Attacchi consonantici netti
    Transizioni rapide che segnano l’inizio di una sillaba.

Nel frammento analizzato:

  • questi elementi risultavano assenti o non distinguibili;
  • non erano identificabili transizioni fonetiche affidabili.

👉 Conseguenza:

senza consonanti, le vocali da sole non consentono di identificare una parola.

Il ruolo del cervello: la pareidolia uditiva

Uno degli aspetti più insidiosi è il ruolo della percezione.

Quando ascoltiamo un segnale ambiguo, il cervello tende a:

  • completare le informazioni mancanti;
  • adattare il suono a parole già conosciute;
  • “riconoscere” pattern che non sono realmente presenti.

Questo fenomeno è noto come:

👉 pareidolia uditiva

È lo stesso meccanismo per cui:

  • si “sentono” parole nei rumori;
  • si interpretano suoni indistinti come linguaggio.

In ambito forense, questo rappresenta un rischio enorme.

👉 Una parola percepita non è una parola dimostrata.

Il limite tecnico: quando la trascrizione non è possibile

Nel caso esaminato, l’analisi ha portato a una conclusione chiara:

  • il segnale è compatibile con emissione vocale;
  • sono presenti componenti vocaliche;
  • ma mancano i marcatori fonetici necessari per identificare parole.

La conseguenza è netta:

ogni attribuzione lessicale specifica risulta inevitabilmente interpretativa.


Perché questo è fondamentale nel processo penale

Nel contesto giudiziario, la differenza tra:

  • “sembra dire”
  • “dice”

è decisiva.

Una trascrizione non supportata da elementi tecnici oggettivi:

  • è facilmente contestabile;
  • può essere invalidata in contraddittorio;
  • rischia di compromettere la tenuta probatoria.

Al contrario, dimostrare i limiti del segnale è spesso più rilevante che forzare un’interpretazione.

Conclusioni

L’analisi audio forense non consiste nel “capire cosa si sente”, ma nel determinare cosa è tecnicamente dimostrabile.

Questo implica:

  • distinguere tra percezione e dato oggettivo;
  • riconoscere i limiti del segnale;
  • evitare sovrainterpretazioni;
  • adottare un approccio metodologico rigoroso.

In definitiva:

non tutto ciò che sembra linguaggio è linguisticamente identificabile.

Ed è proprio in questo spazio – tra suono e significato – che si gioca la credibilità dell’analisi forense.


Se ti trovi ad affrontare situazioni in cui una registrazione audio assume rilevanza probatoria, è fondamentale procedere con un’analisi tecnica qualificata, in grado di distinguere tra percezione soggettiva e dato scientificamente sostenibile..

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.