🛰️ Google v. Russia davanti alla Corte EDU

Libertà d’espressione, sovranità digitale e poteri abusivi: una sentenza che parla anche all’Europa

L’8 luglio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una decisione destinata a segnare un punto fermo nel rapporto tra piattaforme digitali, libertà di espressione e potere statale. Il caso Google LLC and Others v. Russia (n. 37027/22) ha affrontato la legittimità delle sanzioni inflitte a Google per aver rifiutato la rimozione di contenuti da YouTube di natura politica, e per non aver ripristinato l’account del canale russo Tsargrad TV, legato a un oligarca sanzionato.

Sotto esame, non solo le modalità di imposizione di multe sproporzionate, ma anche il tentativo della Federazione Russa di imporre la propria giurisdizione ignorando clausole contrattuali internazionali. La Corte EDU ha ravvisato violazioni gravi degli articoli 10 e 6 della Convenzione, con implicazioni di rilievo anche per gli Stati democratici e per l’Unione Europea.

📘 La Corte EDU non è la Corte di Giustizia dell’UE: due giurisdizioni europee da non confondere

Il caso è stato deciso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) con sede a Strasburgo, organo del Consiglio d’Europa, e non dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) di Lussemburgo.

Le due istituzioni operano in ambiti distinti, ma complementari:

Corte EDU (CEDU) CGUE (UE)
Giudica gli Stati membri del Consiglio d’Europa per violazioni dei diritti umani Interpreta e applica il diritto dell’Unione Europea
Accesso diretto dei cittadini dopo i ricorsi interni Accesso solo tramite giudice nazionale (rinvio pregiudiziale)
Decide su diritti fondamentali (es. libertà di espressione, giusto processo) Decide su temi UE (mercato, concorrenza, digitalizzazione, protezione dati)

Anche se l’UE non è formalmente parte della CEDU, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea ne riprende i principi e le Corti dialogano giurisprudenzialmente su temi come privacy, libertà di stampa e giusto processo.

⚖️ Contesto normativo e digitale: la “sovranità” digitale russa

Nel 2020, la Russia ha adottato una normativa che attribuisce ampi poteri all’autorità Roskomnadzor per emettere ordini di rimozione (TDR – take-down requests) di contenuti ritenuti “illegali” secondo criteri spesso vaghi e discrezionali.

Google, in particolare, ha ricevuto numerosi TDR relativi a video:

  • di critica alla gestione del COVID-19;

  • di supporto all’oppositore Navalnyy;

  • relativi all’invasione dell’Ucraina;

  • a favore di comunità LGBTQ+.

Dopo un parziale rifiuto di rimozione, Google ha subito sanzioni record, come la multa di 360 milioni di euro, calcolata su basi poco trasparenti e anche a carico di società affiliate non coinvolte.

Parallelamente, la piattaforma aveva sospeso l’account YouTube di Tsargrad TV, legato a un soggetto sanzionato da USA e UE. I tribunali russi hanno imposto la riattivazione forzata, disapplicando le clausole di giurisdizione contrattuale e avviando una spirale di sanzioni pecuniarie crescenti fino a 16 trilioni di dollari virtuali (dato teorico stimato da Google).

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🧑‍⚖️ La sentenza dell’8 luglio 2025: cosa ha stabilito la Corte EDU

La Corte ha accertato tre violazioni gravi:

🔹 Violazione dell’art. 10 CEDU – Libertà d’espressione

Le sanzioni miravano a silenziar contenuti politici sgraditi al Governo, generando un effetto di autocensura. Le autorità non hanno dimostrato che i contenuti costituissero minaccia reale per la sicurezza nazionale, né fornito prova concreta di danni.

🔹 Violazione dell’art. 10 – Ospitalità forzata dei contenuti Tsargrad

Costringere Google a ospitare contenuti di un soggetto sanzionato ha violato il principio di libertà negativa d’espressione. Le sanzioni erano manifestamente sproporzionate e le procedure viziata da automatismi e mancanza di limiti.

🔹 Violazione dell’art. 6 §1 CEDU – Giusto processo

Le decisioni russe mancavano di motivazione, attribuivano responsabilità a entità giuridiche terze e violavano il principio del contraddittorio, imponendo misure esecutive senza notifica preventiva.

🔍 Osservazioni critiche: tra censura, potere digitale e diritto

Questa pronuncia rafforza diversi punti fondamentali:

  • Il ruolo delle piattaforme digitali nella tutela del dibattito pubblico non può essere svilito da pressioni economiche o normative autoritarie;

  • La libertà d’espressione vale anche nel digitale, e non può essere subordinata alla narrazione ufficiale;

  • L’abuso della giurisdizione nazionale, disapplicando patti contrattuali internazionali, mina la certezza del diritto e apre la strada a forme di “nazionalizzazione coercitiva” del web.

🇪🇺 Prospettive per l’Italia e l’Unione Europea

Anche se riguarda un Paese non più parte del Consiglio d’Europa, la sentenza ha valenza generale per tutti gli Stati democratici:

  • invita alla trasparenza delle decisioni di rimozione e alla proporzionalità delle sanzioni;

  • rafforza le tutele previste dal Digital Services Act, in materia di hosting, moderazione e responsabilità delle piattaforme;

  • può essere richiamata in sede interna in caso di sequestri o ordini di oscuramento non adeguatamente motivati, anche in Italia.

🧩 Conclusione

Il caso Google v. Russia non è solo una controversia tra una big tech e uno Stato. È un conflitto di civiltà giuridica, in cui la Corte EDU ha riaffermato che la libertà d’espressione è il pilastro di ogni democrazia, anche e soprattutto nell’era digitale.
Le piattaforme non sono immuni da responsabilità, ma non possono diventare strumenti di propaganda per governi autoritari, né bersagli facili per sanzioni intimidatorie.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.