Riassunto

La blockchain è passata da tecnologia di registro a strumento probatorio nel processo digitale. Un approfondimento sul valore giuridico del timestamp, la tracciabilità delle criptovalute e il ruolo delle indagini forensi.

Blockchain e valore probatorio: quando la catena diventa prova nel processo digitale

La blockchain nasce come registro distribuito immutabile, ideato per garantire integrità, tracciabilità e non ripudio delle transazioni digitali.
Queste stesse proprietà — l’uso dell’hash crittografico, della marca temporale e del consenso distribuito — assumono oggi un ruolo di primo piano nel diritto della prova.

In Italia, l’art. 8-ter del D.L. 135/2018 (convertito nella L. 12/2019) ha riconosciuto che la memorizzazione di un documento informatico su blockchain produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica ai sensi dell’art. 41 del Regolamento eIDAS (UE 910/2014), se la tecnologia utilizzata garantisce integrità, trasparenza e sicurezza.


In altri termini, la blockchain è divenuta strumento di attestazione giuridica.

🔹 Blockchain e catena di custodia digitale

Nel lavoro del consulente forense digitale, la blockchain può assolvere due funzioni distinte:

  1. come strumento di validazione (timestamping forense) per attestare data e integrità di un’acquisizione, di un file audio/video o di un log informatico;

  2. come oggetto d’indagine, nei casi in cui si debba analizzare o confutare la provenienza di un wallet, una transazione o un flusso di criptovalute.

Il principio di immutabilità della blockchain si allinea perfettamente con la catena di custodia prevista nel processo penale: ogni blocco è firmato digitalmente, concatenato al precedente e verificato dalla rete, rendendo qualsiasi alterazione immediatamente rilevabile.

In ambito probatorio, ciò permette di dimostrare:

  • la data certa di creazione di un documento;

  • la non alterazione rispetto all’impronta hash originaria;

  • la continuità della custodia digitale nel tempo.

🔹 Criptovalute e tracciabilità forense

Le criptovalute, nate come applicazioni della blockchain, sono oggi una fonte essenziale di prova nei procedimenti su reati economici e informatici.
Ogni transazione registra in modo pubblico e verificabile mittente, destinatario e quantità, anche se gli utenti sono identificati solo tramite indirizzi pseudonimi.

Le indagini digitali moderne impiegano strumenti di blockchain analysis (Chainalysis, CipherTrace, Elliptic, ecc.) per:

  • mappare wallet e indirizzi collegati;

  • identificare flussi sospetti;

  • ricostruire percorsi di conversione tra valute virtuali e fiat;

  • collegare identità reali tramite clustering e dati KYC.

Con l’entrata in vigore del Regolamento MiCA (UE 2023/1114) e del Regolamento TFR (UE 2023/1113), gli operatori crypto europei devono oggi rispettare:

  • obblighi di antiriciclaggio (AML/CFT);

  • la cosiddetta Travel Rule, che impone di tracciare mittente e destinatario di ogni transazione;

  • e la vigilanza unificata dell’Autorità europea AMLA (dal 2026).

Le criptovalute, dunque, non sono più un territorio opaco: diventano tracciabili e giuridicamente verificabili.

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🔹 Valore probatorio in sede giudiziaria

Nel processo penale o civile, una registrazione blockchain può essere utilizzata come:

  • prova documentale informatica (artt. 234-bis c.p.p. e 2712 c.c.), in quanto attestazione di autenticità e integrità;

  • prova atipica (art. 189 c.p.p.), se ne è dimostrata l’affidabilità tecnico-scientifica;

  • riscontro tecnico nelle consulenze di parte o nelle perizie, specie quando l’acquisizione è certificata tramite timestamp blockchain.

La giurisprudenza italiana (Trib. Roma, 20 luglio 2022; Trib. Brescia, 18 gennaio 2023) ha già riconosciuto valore probatorio al timestamp blockchain, purché:

  1. sia garantita la trasparenza dell’algoritmo di hashing;

  2. vi sia riconducibilità del wallet all’autore;

  3. la verifica sia tecnicamente ripetibile da terzi.

🔹 Dalla prova tecnica alla prova giudiziaria

Una registrazione su blockchain non sostituisce la prova, ma la rafforza: è la “firma crittografica” dell’evento digitale.

Il ruolo dell’esperto forense è quello di:

  • verificare la coerenza tra i dati registrati e gli hash ancorati;

  • documentare la catena di custodia digitale;

  • certificare, mediante strumenti forensi, la corrispondenza tra file e impronta hash;

  • redigere relazioni conformi agli standard SWGDE e NIST, rendendo la prova tecnicamente verificabile.

🔹 Conclusione

La blockchain è oggi una tecnologia probatoria:
assicura integrità, autenticità e data certa di eventi digitali, trasformando il principio della fiducia in un calcolo crittografico condiviso.

Nel processo contemporaneo, non è più sufficiente dire “il file è originale”: bisogna dimostrare come e quando lo si è cristallizzato.
E la blockchain — con il suo timestamp verificabile — rappresenta la più affidabile delle “marche temporali” per la nuova giustizia digitale.

✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.