Riassunto

Il Garante Privacy, con il provvedimento n. 410/2025, ha vietato la pubblicazione online di foto di minori su Google Maps, ribadendo che la riservatezza dei bambini è un principio inderogabile. Il caso riguarda un asilo nido che diffondeva immagini dei piccoli in momenti intimi senza adeguata informativa. Sanzione da 10.000 euro e obbligo di cancellazione. L’Autorità richiama scuole, enti e famiglie a rispettare i principi di trasparenza, proporzionalità e interesse superiore del minore, imponendo un cambio culturale nella gestione dei dati sensibili.

Privacy dei bambini online: il Garante ferma le foto dei minori su Google Maps

Introduzione – La protezione dei minori come principio cardine

La tutela della riservatezza dei bambini non è un’opzione, ma un principio cardine del nostro ordinamento. Lo ha ribadito il Garante Privacy con il provvedimento n. 410/2025, vietando la diffusione online delle immagini di minori in contesti educativi tramite Google Maps.

Come criminalista forense ed esperto di diritto delle nuove tecnologie, considero questa decisione un passaggio fondamentale: ci ricorda che la dignità del minore deve prevalere su qualsiasi finalità di comunicazione, marketing o promozione.

Il caso concreto: foto di bambini su Google Maps

Tutto nasce da un reclamo di un genitore nei confronti di un asilo nido. L’istruttoria ha accertato che sul sito web e sul profilo Google Maps della struttura erano pubblicate numerose foto dei bambini, visibili a chiunque. Le immagini ritraevano momenti delicati: dal riposo al cambio del pannolino, fino all’uso dei servizi igienici.

Le informative fornite ai genitori risultavano generiche e prive di dettagli su finalità, tempi di conservazione e modalità di diffusione. Il Garante ha quindi imposto:

  • il divieto di ulteriore pubblicazione;

  • la cancellazione dei contenuti già online;

  • una sanzione amministrativa di 10.000 euro.

I principi ribaditi dal Garante

Da questo caso emergono indicazioni molto chiare:

  • Consenso libero e consapevole: non è valido se condizionato dall’accesso a un servizio essenziale, come quello educativo.

  • Necessità e proporzionalità: pubblicare immagini di bambini in momenti intimi va ben oltre ciò che è giustificabile.

  • Trasparenza dell’informativa: deve essere completa, dettagliata e comprensibile.

  • Prevalenza dell’interesse del minore: nessuna esigenza comunicativa può scavalcare questo principio.

  • Responsabilità del titolare: chi decide i trattamenti risponde in prima persona per omissioni o scelte scorrette.

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Implicazioni pratiche per scuole e famiglie

Il provvedimento richiama scuole, asili ed enti educativi alla massima attenzione:

  • prima di diffondere immagini, va valutato il reale bisogno e i rischi connessi;

  • è indispensabile adottare misure di sicurezza e canali protetti;

  • occorre un approccio di data minimization, limitando i dati trattati allo stretto necessario.

Anche i genitori devono essere consapevoli: la diffusione incontrollata delle immagini dei figli può avere conseguenze serie e durature, sia in termini di privacy che di sicurezza.

Considerazioni da criminalista forense

Dal punto di vista forense, la questione presenta un duplice profilo:

  1. Rischio probatorio – Le immagini online, una volta diffuse, diventano difficili da controllare. Possono essere manipolate, riutilizzate o addirittura sfruttate in contesti criminali.

  2. Responsabilità giuridica – La mancata adozione di una valutazione di impatto (DPIA) o di misure tecniche adeguate può tradursi in responsabilità diretta per il titolare del trattamento.

La gestione dei dati dei minori richiede quindi un approccio integrato: giuridico, tecnico e organizzativo.

Conclusione – Una sfida culturale e giuridica

Proteggere i minori nella società digitale significa garantire la loro dignità, identità e libertà di autodeterminazione. Non basta rispettare formalmente le regole: occorre interiorizzare un principio culturale di responsabilità, soprattutto da parte di chi opera nel settore educativo.

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✒️ Nota sull’autore

Domenico Moretta è criminalista forense, consulente tecnico specializzato in digital forensics, audio forense e trascrizioni giuridiche. Esperto in Diritto della Società Digitale. Autore di volumi divulgativi e professionali, affianca all’attività peritale un percorso di formazione universitaria in diritto della società digitale.
Con il progetto www.acquisizioneprovedigitali.it, promuove una cultura integrata tra scienze forensi e tutela dei diritti nell’ambiente digitale.

*Nota di trasparenza*: parte di questo contenuto è stato redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2022/2065 (AI Act). Il contenuto è stato supervisionato e approvato da un professionista forense.